Dialetto e proverbi

Ariana Nobile Civirani: "Cenni biografici"

E' nata a Cerchio (L'Aquila), da madre marsicana e padre romano.
Ha frequentato L'Istituto Tecnico Professionale e nel contempo - sotto la guida del padre e dei proff. Ortenzi e Guidi - ha intrapreso gli studi artistici. Sin da bambina ha dimostrato predisposizione per la poesia ed i primi apprezzamenti le vennero da Alberto Cavaliere che ne pronostico i futuri successi. Giovanissima vinse vari concorsi radiofonici e collaboro alla rubrica " La Bisaccia " dell'Espresso e nel " Cantuccio dei piccini " della Gazzetta dell'Emilia. Il matrimonio e la nascita di tre figli interromperanno per lunghi anni la sua attività letteraria, che più tardi verrà ripresa con maggiore impegno e piu estesi interessi.

La scoperta del dialetto marsicano - più propriamente cerchiese - come mezzo di espressione genuina ed efficace, la sprona ad interessarsi vieppiù ad esso per mezzo di convegni, letture, conferenze. Convinta, poi, che ogni linguaggio sia più o meno adatto ad esprimere emozioni e sentimenti, tenta anche con il romanesco. La sua passione per l'arte l'ha avvicinata a molti pittori e da una quindicina di anni pubblica saggi, recensioni di mostre, profili, presentazioni in catalogo. S'interessa anche di narrativa.

Ha scritto racconti, fiabe e articoli di interesse gastronomico. Ha collaborato e collabora a giornali e riviste e sue poesie sono state tradotte in francese da Solange-Olga De Bressieux e in fiammingo da Jan Schepens. Di prossima pubblicazione e il suo volume Capriccio italiano, una panoramica di tutte le regioni, un itinerario poetico lungo l'Italia. E' sua convinzione che la poesia sia il mezzo spirituale ed umano per la conoscenza, la comprensione e l'unione dei popoli.

Ha pubblicato: Colloqui con le stelle, Ed. L'Alcyone, 1° edizione 1971,
2° edizione 1972;
Terra amica, Ed. Gabrieli, 1974; A
Mosaico di atleti, Ed. Gabrieli, 1977;
Dodici mesi vestiti di rosa, Ed. Gabrieli, 1979.

Ha meritato premi e riconoscimenti in numerosi concorsi, tra cui: Paestum, Città di Viterbo, Città di Caltanissetta, Città di Gradara, Guido Modena,
S. Giovanni, Rugantino. E' stata inclusa in molte antologie, in lingua e in dialetto. Saggi, articoli, note, su Adriana Civirani sono stati pubblicati in volumi e riviste. Ricordiamo: Lambda 70; Il libro bianco della cultara italiana, 1970; Uomini d'arte e di pensiero, a cura di Carmine Manzi, 1974; Vetrina dei poeti dialettali, a cura di Umberto Zanetti, Bergamo 1975; Parnaso d'Abruzzo, a cura di Vittoriano Esposito, Edizioni dell'Urbe, 1980.
E' stata segnalata in: Inchiesta sulla poesia italiana, di AA.VV., Edizioni Bastogi 1979; Note di letteratura abruzzese, di Vittoriano Esposito, Edizioni dell'Urbe, 1982.

Le poesie: Addore de pane

Cumma e dure le pane ju cafone,
cumma e dura la terra da vanga.
Zappa i vanga relucene a ju sole
ma 'mpiagane i 'ncalliscene le mane.

Pe' fa nasce nu seme sane i beje
tra la cunnela scura de nu sulgre,
ogne ome a da jitta sudore i sangue
i prega sembre Die ch'ogne staggione
revenga cumma amica generosa.

Po', quann'esce la spica culor d'ore,
isse la sende nasce dendre u core:
sende ji alistri farce u tiche-tiche
i ji sogne che s'evane siccate
se remittene a ride i a farse rosa.

Mendre acciuccate guarda quela terra
repenza all'arca andica che renzerra
nu tesore chiu bianghe della neva;
la lesca grossa 'n mane a ju cetrije
i la femmena se ch'allegra 'mpasta
roscia i sudata abbocche a ju camine.

Sende allora ji addore delle pane
i 'ntenerite i chiu serine penza
a 'n atre seme doce i beneditte
che tenarra la faccia i ji penzere
i d'amore s'appiccia i arde u core.

Forte cumma 'na roccia
(al mio nonno materno)

Forte cumma 'na roccia marsecana
beje i serine, grosse i curaggiuse
la coccia bianga: 'na crignera futa
de nu lione, j-occhie doc'i bone.

Carl'Alberte eva u nome i ci eva misse
u padre pe' dispette a ji Burbune,
ma eva patite po' carcere i pene.

Eva maestre, nu maestre vere
de quie fatte a mesura pe' la scola;
la cuscenzia pulita, uneste i calme
poche parole 'n tutta la jurnata.

Se rizzeva a ju cande de ju galle
i assopre a ju libbre della terra
s'embareva a chenosce la natura,
s'embareva a chenosce ommene i vita.

La sera a cape de 'na tavulata
diceva ai fije cose belle i giuste
che 'na vocia rubbusta che 'ncandeva.

Ma 'na matina u munne ci-apparette
tutte destrutte da ju tarramute:
fije, casa, parende, tutt'i tutte,
stevane fra le prete 'nsanguinate.

Remanette 'na roccia marsecana
all'apparenza ma davendre ad isse
u tarramute eva destrutte sogne,
speranze, gioie i fra quele maceria
l'alma alluccheva i muccecheva u corpe

Ma nen te n'accurijve i ji cetrella
me ce ascideva ai pede pe' guardarje
i j-occhie me arrubbevane a ji se
i tesure che dendre isse teneva.

Pero a guardarji meje se vedeva
proprie anete a nu piande 'ncristallite
'na pena nera senza via de scita.

Marsica in nero

Bianca, innocente,
nel gelido mattino di gennaio
si apri la terra
ed inghiotti la vita.
Lascio poche superstiti creature
su cumuli fumanti di macerie.
Non cantarono piu liete alla fonte
le giovinette scalze,
ne i bimbi sognarono estasiati
ascoltando le favole dell'ava.
Gli uomini ritornarono al lavoro
sopra le zolle
ancora insanguinate.
Il tempo si fermò.
Resto quell'alba
gelida e impietosa
come una lama conficcata al cuore,
e la voce d'un vento sconosciuto
che a tutti ricordava
quei momenti di morte e di dolore.
La Marsica intera prese il lutto
che porta ancora sulle sue ferite.

Si

Si al dolore
quando purifica l'anima;
si alla gioia
quando ci fa sentire il cuore
come pane lievitato;
si al sogno
se ci lascia liberi di trastullarci
nei suoi giardini incantati;
si al ricordo
se non ci fa sentire
soltanto un arco teso al futuro;
si all'amore
perla preziosa
nella conchiglia della carne;
si alla vita e al suo miracolo terreno;
si alla morte
fedele compagna
della nostra solitudine;
si a Dio -
dolore, gioia, sogno, ricordo,
amore, vita, morte -
che ci fa sentire eterni.

Armonia nel silenzio

Stanno immote le foglie.
Entro l'atteso sonno
inerti le creature.
Senza grido il dolore,
senza battito d'ala
il cielo immenso.
Risate come fuochi d'artificio
non tingono le ore della notte.
Musica senza note,
canto senza parole
e la voce di Dio che parla agli uomini.
Ed e armonia sublime il silenzio.