“Mai stancarsi di insegnare ai ragazzi la Storia d’Italia” – queste le parole del Prof. Nazzareno Fidanza agli studenti della Scuola primaria e secondaria del Plesso scolastico di Cerchio, presenti al convegno organizzato dal Comune, presso il teatro cittadino, venerdì sette dicembre, per ricordare, (in occasione dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia), i due eroi marsicani, di Cerchio, che hanno contribuito uno con l’intelletto, l’altro col proprio sangue, alla vittoria del popolo italiano contro i dominatori stranieri.
Nel suo intervento, Fidanza, ricorda come tanti giovani, appena ventenni, abbiano combattuto per l’unificazione di un territorio diviso in sei stati, disomogenei fra di essi per istruzione, cultura, infrastrutture.
Bisognava pagare dazi doganali per passare da uno stato all’altro e la nostra Terra, la Marsica, faceva da spartiacque fra Regno Borbonico e Stato vaticano.
Il professore, ha concluso il proprio intervento leggendo una poesia di Carlo Pisacane, per ricordare che il Risorgimento ha avuto bisogno non solo di pensatori e intellettuali ma soprattutto di sangue, molto spesso dei giovani ragazzi entusiasmati dal sogno dell’Unità d’Italia.
A seguire, un piacevole siparietto nel quale alcuni alunni della scuola di Cerchio, hanno recitato delle rime riguardanti il Risorgimento.
Subito dopo, l’intervento del Prof. Gianluca Tarquinio, sulla storia dell’Inno di Mameli, che ha in sé una storia parallela a quella italiana, paradossale e a volte contorta: dalla ricostruzione storica fatta dal Prof. Tarquinio su invito D.A.M.S. di Bologna incaricato dalla presidenza della Repubblica per una gionata di studio sul tema, è venuto fuori che il nostro inno è ancora “provvisorio”, come stabilito alla nascita della Repubblica Italiana nel 1946, non è mai stata decretata l’ufficialità del brano.
Ma nonostante la “Marcia Reale” dei Savoia, “La legenda del Piave” proposta da Badoglio e “Giovinezza” che subentrò nel ventennio fascista, l’Inno di Mameli, è sempre rimasto il vero inno d’Italia, in quanto “scelto” dal popolo stesso.
Si è parlato poi, non solo di Mameli ma anche dello sconosciuto Novaro, colui che scrisse la musica dell’inno e che si distinse fra tanti altri compositori di quel periodo, che provarono a musicare la poesia di Mameli.
Dopo il secondo momento poetico da parte della classe quinta, la proiezione di un interessante videoclip, realizzato dai ragazzi della classe terza della scuola secondaria, che hanno sapientemente saputo incastonare schegge di film, di musica e frasi celebri riguardanti il Risorgimento, dando vita ad un ottimo lavoro, che ha tenuto tutti col fiato sospeso e che alla fine ha destato la giusta commozione.
A cesellare con estrema precisione la parte storica della mattinata, il ricercatore Fiorenzo Amiconi, di Cerchio, che ha illustrato agli alunni ed ai presenti la vita di Benedetto D’Amore, medico, studioso e sindaco di Cerchio per due mandati, personaggio importante per il suo contributo intellettuale, scientifico e divulgativo nei confronti della Marsica, e per aver denunciato all’epoca dei moti, alcuni concittadini che collaboravano con i Borboni.
Oltre al contributo intellettuale, la cittadina di Cerchio, ha contribuito all’Unità D’Italia con il sangue del garibaldino Antonio Panara, morto a 24 anni in un conflitto a fuoco nella Piazza di Subiaco nel 1967 contro le truppe pontificie.
Amiconi infine, si è congratulato con l’amministrazione per aver voluto intitolare due larghi del paese ai due personaggi sopracitati, ricordando in questo modo il loro contributo ad una causa di tale importanza.
Il Sindaco Gianfranco Tedeschi, ha poi voluto sottolineare quanto la Storia, in un momento particolare come quello che viviamo, sia la base per riflessioni importanti in virtù di un futuro migliore, fondato su quei valori che hanno accompagnato il Risorgimento e che devono continuare ad essere vivi ancora oggi per superare le difficoltà odierne, specie per le piccole realtà come quelle marsicane.
A chiudere gli interventi, la Dottoressa Mazzali, che da donna di scuola, è riuscita ad infondere agli alunni, tutto il senso della mattinata passata in teatro, facendo un parallelismo fra l’innamoramento tipico dei “pischelli” e l’innamoramento che ebbero i padri della Patria nei confronti dell’Italia, un amore così forte, tanto da farli sentire “pronti alla morte”.
Il “gran finale” ovviamente con l’Inno di Mameli cantato integralmente da tutti i presenti, in piedi e a gran voce, prima di uscire per le strade del paese, seguiti dalla banda di Collarmele per scoprire le due targhe intitolate ai due personaggi.
La folta schiera di alunni accompagnati dalle autorità e dai numerosi cittadini intervenuti, ha sfilato fino al monumento dei Caduti, dove una volta fatto l’alzabandiera sono stati lasciati i palloncini tricolori nel cielo, come per lanciare in alto lo sguardo e continuare a guardare lontano per la nostra Italia, che speriamo si sia finalmente “desta”.



